Annunciazione, annunciazione
Ci sono lacrime
che stanno magre sui fianchi.
Serve, una dieta, serve
per capitolare l’eccesso impietoso
di carne – sopra l’anima.
Niente a che fare con la puntualità
di certe assenze – rosse e ingravide
senza neanche il dubbio
di un qualche ritardo
o di un Gabriele a dare l’annuncio
“Nascerà l’oblio e avrà i suoi occhi”
Che mi viene da ridere.
Lo sappiamo già, che gli angeli
sono quel che resta degli uomini
cui qualcuno ha tolto l’anima.
Farmville
Mi sto facendo un bel orticello
tra il frigo e la credenza
a due sole occhiate dal mare
alla finestra.
Innaffierò il giusto
con dell’acqua minerale
senza esagerare
curando la fame masticata
dentro, unghia per unghia.
Per unghia.
E se farà troppo freddo
accenderò i termosifoni
per dimenticare l’attesa
della primavera, nella gola.
Io non ho mai provato urrà
Potrei morire
con un fiocco rosso in testa
e se sbrano
con gli occhi – non è detto
che stia sorridendo. Non è detto
Io mi preoccuperei persino
delle lucciche eloquenze
alle pupille – nel voltarmi-
quando appesti di mani
le farfalle dispari
che ho sulle labbra.
E scompari.
A Vero

I sogni sono come le api
prima di morire, avverandosi
figliano altri sogni.
Una volta sola.
E poi ci sono le api regine.
V e t r o
In origine eravamo il vetro
dello stesso bicchiere
quello vuoto, messo
su un lato del tavolo
in mezzo alle cose inutili
che ci allontanano.
Persino le briciole
presero la fuga
approfittando di un vento
capitato per caso
tra consigli per gli acquisti
ed un silenzio, in mezzo a mille.
Le briciole non sono più tornate
e cadde persino il bicchiere.
.
Il giorno dopo il vento
ho tentato una fuga
ero in una stazione, nel mondo
straniera degli altri
e con la religione del silenzio
nel cuore.
Essere altrove era come restare
e sono tornata.
Ho spento la tivvù
sistemato le cose sul tavolo
e versate due lacrime, due
in un bicchiere.
Casomai la sete, la notte.
Dove c’è Barilla, c’è casa

Quasi picchiavo mio padre.
Mi hanno fermato
l’occhio di mio figlio
che tremava .di fame.
e il silenzio di mia madre
senza più neanche gli occhi
per piangere.
Caldarroste beginner
L’inverno
non se la prende mai di fretta
la sua parte di cielo.
Ha il passo lento dell’attesa
con la morte sul cuore
e quando i vetri
cercano il silenzio del freddo
gli lascia un pelo di nebbia addosso
che guasta gli occhi
per farci scrivere sopra un nome.
O la stessa Bugia di sempre.
Le stelle sono tante, milioni di milioni

La pioggia di novembre
è soltanto rumore di vetri
bagnati
spiccioli avanzati al silenzio
che il buio si gioca con le mani
in una tasca.
E dire che da qui
sembrano tutte stelle nel cielo.
KEN – Videopoesia
Da “Dimentico sempre di dare ai sogni” – Ed Kimerik 2009
Suite 182
E mi capita di abitare la tua assenza
ché una casa serve, serve una casa
anche soltanto per farsi bastare
la solitudine da spolverare
sulle mensole
o quando faccio cose meravigliose
coi silenzi all’uncinetto
e sopra metto un vaso di fiori gialli.
Che poi capita anche che ho una sete
da morire
e bevo l’acqua morta dentro il vaso.





